Sapere chi è l’autore di un testo è importante, specie quando si tratta di commissionare un servizio, però l’identità dell’autore non dev’essere per forza legata a una firma o a un volto.

Chi scrive, in fondo, è soltanto colui che mette insieme una serie di informazioni in modo ordinato, rispettoso, coerente e – perché è necessario – anche attrattivo: la scrittura fantasma è un mestiere artigianale, che interpreta l’emozione degli altri e la rende più trasmissibile.

Quando un autore mette la propria firma, e qualche volta è necessario, perde la consapevolezza che una storia non è di nessuno ed è di tutti, si muove da sola come un animale selvatico nella foresta e per vederla bisogna saper attendere in silenzio per ore.

Detto questo, per ragioni fiscali e di copyright, in Italia non è possibile celare l’identità di un autore, nemmeno se scrive per commissione, e perciò colui che si cela dietro a “Ho vissuto” non sarà per chi vi si rivolge un mistero alcuno.

Possiamo soltanto dire, per ora, che l’autore è un uomo, iscritto all’Ordine dei Giornalisti, che si ispira alla scrittura di Dino Buzzati, che si è formato al College Scrivere della Scuola Holden e che il 16 agosto 2014, verso le 9.45 del mattino, in un bar di Milano, ha per errore formattato un computer nel quale suo nonno aveva annotato migliaia di informazioni con fatica: molte di queste inutili e insensate, altre forse capaci di introdurre a storie incredibili, che però non sapremo mai.

“Ho vissuto” nasce come riscatto, per far sì che le storie degli uomini, quelle che possono insegnare qualcosa sulla vita, non vengano perdute mai più.